Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, Catanzaro, Sezione Seconda, sentenza 20 maggio 2017 n. 804

E’ illegittima la cancellazione del candidato dalla lista elettorale presentata nelle elezioni comunali a carico del quale la commissione elettorale ha accertato una sentenza di patteggiamento per un reato previsto dalla legge Severino come causa di incadidabilità, se la sentenza ex art.444, c.p.p., risale ad un periodo antecedente all’entrata in vigore della “disciplina previgente” prevista dall’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012. elezioni comunaliPoiché la normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna, va evidenziato che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti. Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale

sul ricorso numero di registro generale 527 del 2017, proposto da:
XXXXXXXXXXXXXX, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonello Sdanganelli,;

contro

Sottocommissione Elettorale Circondariale di Lamezia Terme, Comune di Maida non costituiti in giudizio; U.T.G. Prefettura di Catanzaro, che si difende in proprio;

per l’annullamento

  1. a) la Sottocommissione Elettorale Circondariale di Lamezia Terme disponeva la cancellazione ed esclusione dalla lista elettorale “XXXXXXXXXX”, presentata per le elezioni amministrative nel Comune di Maida dell’11.6.2017, del candidato XXXXXXXXXXXX, per i motivi previsti dall’art. 10, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 235/2012; b) approvava la lista dei candidati della predetta lista con esclusione del ricorrente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella up speciale elettorale del giorno 20 maggio 2017 il dott. Nicola Durante e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Il ricorrente è stato escluso dalla competizione elettorale per incandidabilità ex art. 7, comma 1, lett. d), del D.lgs. n. 235/2012, perché a suo carico risultano due sentenze penali, emesse ex art. 444 c.p.p.: una emessa in data 28 maggio 1997 dal G.I.P. di Lamezia Terme, per il reato di cui agli artt. 73, comma 1, D.P.R. 309/1990 (con pena, condizionalmente sospesa, di 1 anno di reclusione e £. 6.000.000 di multa); l’altra emessa in data 5 novembre 1998, sempre dal G.I.P. di Lamezia Terme, per i reati di cui agli artt. 81 c.p., 73, comma 4, D.P.R. 309/1990 (con pena, condizionalmente sospesa, di mesi 4 di reclusione e £. 2.000.000 di multa).

Nel presente giudizio, questi, denunciando la violazione degli artt. 7, 15 e 16 del D.lgs. n. 235/2012, rileva come, ai sensi dell’art. 16 del D.lgs. n. 235/2012, la detta causa di incandidabilità si applichi esclusivamente alle sentenze ex art. 444 c.p.p. pronunciate dopo l’entrata in vigore del decreto medesimo, ovvero anche per sentenze pronunciate prima, a condizione però che l’ipotesi di incandidabilità fosse già prevista dalla disciplina previgente, condizione non sussistente nel caso in discussione.

Infatti, l’art. 15 delle legge n. 55 del 1990, che regolava in precedenza la materia e secondo il quale non potevano essere candidati coloro che fossero stati condannati con sentenza definitiva per siffatti reati, prevedeva, al comma 1-bis, che “per tutti gli effetti disciplinati dal presente articolo, la sentenza prevista dall’art. 444 c.p.p. è equiparata alla condanna”, ma ciò solo a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 475/1999, che aveva introdotto il detto comma 1-bis, prima non presente.

Difatti, il comma 3 dell’art. 1 della citata legge n. 475/1999, stabiliva espressamente che la disposizione di cui al comma 1-bis dell’art. 15 della legge n. 55/1990, “si applica alle sentenze previste dall’art. 444 c.p.p. pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge”.

La Prefettura di Catanzaro ha controdedotto.

Alla pubblica udienza straordinaria del 20 maggio 2017, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

La censura di parte ricorrente è fondata e va accolta.

Invero, l’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012 dispone che “per le incandidabilità di cui ai capi I e II, e per quelle di cui ai capi III e IV non già rinvenibili nella disciplina previgente, la disposizione del comma 1 dell’art. 15 si applica alle sentenze previste dall’art. 444 c.p.p. pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore del presente testo unico”.

La normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna.

Si deve, però, evidenziare che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti (Cass. civ., Sez. I, 7 ottobre 2000 n. 13356).

A ciò consegue che, in base alla normativa previgente, a carico del ricorrente, non erano rinvenibili, sotto tale profilo, motivi di incandidabilità, secondo quanto richiesto dal citato art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012; dunque, le disposizioni del comma 1 dell’art. 15 del detto decreto restano applicabili solo alle sentenze previste dall’art. 444 del c.p.p. pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto medesimo: ipotesi non sussistente nel caso in discussione (cfr. T.A.R. Venero, Sez. I, 7 maggio 2015 n. 499).

Sulla medesima linea interpretativa, si pone anche il Consiglio di Stato, il quale ha osservato come il disposto dell’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012, in deroga al regime che sarebbe stato altrimenti applicabile in ossequio all’art. 11 cit. delle preleggi, esclude la rilevanza ostativa delle sentenze di patteggiamento anteriori alla data di entrata in vigore del D.lgs. n. 235/2012, così introducendo un regime di favore limitato alle sole fattispecie di applicazione della pena su accordo delle parti, ex art. 444 c.p.p., e confermando il diverso regime temporale applicabile con riguardo alle sentenze di condanna (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 6 febbraio 2013 n. 695).

Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso (cfr. Cass. pen., Sez. un., 27 maggio 2010 n. 35738 e Sez. III, 17 aprile 2002 n. 905).

Per le esposte ragioni, il ricorso è fondato e va accolto, con conseguente annullamento dell’atto di esclusione impugnato, con ogni conseguenza di legge.

In considerazione della difficoltà applicativa della normativa susseguitasi nel tempo, il collegio ritiene che sussistano particolari ragioni che consentono di interamente compensate tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 20 maggio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Vincenzo Salamone, Presidente

Nicola Durante, Consigliere, Estensore

Francesco Tallaro, Referendario

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