Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, Sezione Prima, sentenza 10 marzo 2017 n.348

La dismissione della partecipazione di un Comune da una società a partecipazione pubblica concreta un atto jure privatorum, compiuto dal comune “uti socius” – e non “jure imperii”. Pertanto, delibere impugnate pongono le parti contendenti, il Comune e società partecipata su un piano paritetico e rivelano nelle rispettive posizioni giuridiche soggettive da queste azionate una natura di diritti soggettivi, in quanto attinenti alla posizione dei comuni-soci all’interno della società.società partecipate Sotto diverso profilo, l’azione esperita nel presente giudizio dalla società ricorrente è volta a dimostrare la insussistenza dei presupposti per esercitare la dimissione delle quote da parte di un socio e, di conseguenza, la permanente validità della adesione dei Comuni alla società: essa è, quindi, diretta a tutelare il diritto soggettivo perfetto all’esecuzione delle partecipazioni comunali ed alle conseguenti controprestazioni. Il reale oggetto del giudizio, dunque, non è l’esercizio del servizio, né, tantomeno la questione attinente alla complessiva azione di gestione dei servizi erogati dalla società partecipata, ma gli atti con i quali i Comuni hanno fatto valere una posizione contrattuale paritetica. Non venendo in questione l’esercizio di un potere amministrativo propriamente detto, ma soltanto l’accertamento – vincolato – del ricorrere dei presupposti di legge per la cessazione della partecipazione azionaria, deve ritenersi che la controversia esuli – ex art. 7 comma 1 c.p.a. – dalla giurisdizione del giudice amministrativo, per rientrare appieno in quella dell’autorità giudiziaria ordinaria

motivazione redatta da Gloria Sdanganelli ©

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