Tribunale di Bologna, Seconda Sezione Civile, sentenza 30.11.2017 n. 2660.

Le decisioni della cessata Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici, la quale ha ritenuto non applicabile l’art.57, comma secondo, lettera b) del previgente codice appalti (d.lgs.n.163/2006) all’appalto del servizio integrato di illuminazione a risparmio energetico relativo a tutti gli immobili comunali, non possono risolversi nella funzione di interpretazione autentica della normativa né creare alcun vincolo per le amministrazioni nello svolgimento delle procedure di affidamento. Una volta perfezionatosi il contratto ed essendo stato eseguito integralmente da parte della stazione appaltante, essa non è esentata dal rispettare la clausola contrattualerisparmio luce che regola l’esercizio del potere di recedere dal contratto se intende svincolarsi. A fronte dell’inadempimento di cui all’art. 1456 c.c., già ritenuto dalle parti di non scarsa importanza e come tale causa sufficiente di risoluzione del rapporto, la parte privata fedele, che subisce l’inadempimento, deve essere risarcita per i danni che le derivino dall’altrui inadempimento. Qualora le parti abbiano predeterminato l’ammontare di tale risarcimento si è al cospetto di una clausola penale ex art. 1382 e ss c.c. e non di un corrispettivo per il recesso assimilabile, secondo la volontà obiettiva espressa dalle parti, ad una clausola risolutiva espressa.La dedotta indeterminatezza dell’importo stabilito a titolo di corrispettivo, in quanto mancante dell’indicazione dell’importo stimato massimo pagabile ovvero l’importo complessivo presunto da porre a base della procedura, come previsto dall’art.29 codice appalti del 2006, con la conseguenza che al momento della negoziazione e della stipula la remunerazione dell’appaltatore era determinata solo in parte, nel suo ammontare minimo, mentre una parte di importi aggiuntivi erano solo determinabili mediante i criteri indicati nel contratto, va analizzata ai sensi del combinato disposto degli artt.1346 e 1418 c.c. Il requisito contrattuale di determinabilità dell’oggetto sussiste quando in esso siano contenuti elementi prestabiliti dalle parti, che possono consistere anche nel riferimento a dati di fatto esistenti e sicuramente accertabili, i quali siano idonei all’esecuzione del contratto mediante un procedimento di mera attuazione, per cui l’indeterminatezza o l’indeterminabilità dell’oggetto del contratto porta alla sua nullità solo in casi eccezionali, in ossequio al principio della conservazione degli atti giuridici sancito dall’art. 1367 c.c., e, con riferimento ai contratti pubblici, comunque non quando nel contratto vi siano elementi prestabiliti dalle parti, che rendono idonea l’identificazione della prestazione.

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Tribunale di Milano, Settima Sezione Civile, giudice Vasile, sentenza 4 settembre 2017 n. 8948

Il mutamento soggettivo dell’appaltatore esecutore dopo la stipulazione del contratto d’appalto a seguito di un affitto di azienda, regolata dall’art.116 d.lgs.163/2016, applicabile ratione temporis, pone in capo alla stazione appaltante l’obbligo di valutare in concreto la sussistenza in capo alla cessionaria (o affittuaria del ramo aziendale) dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione delle opere e servizi appaltati, il cui difetto determina la risoluzione dell’appalto.affitto azienda Allo scopo di  assicurare l’interesse pubblico all’esatto adempimento, l’esigenza è di evitare che le prestazioni oggetto del contratto siano eseguite da soggetti non scrutinati in sede di gara e che potrebbero non superare le verifiche circa i requisiti soggettivi e oggettivi.Ove il contratto di affitto di ramo d’azienda non abbia previsto né un trasferimento di qualifiche e requisiti (in particolare, quello economico-finanziario) da parte della concedente all’affittuaria, né che l’affittuaria si avvale di quelli dell’azienda cedente in forza di un contestuale accordo di avvalimento tra le parti avente ad oggetto il fatturato maturato negli anni precedenti, tali requisiti rimangono nella sfera esclusiva del cedente e non possono ritenersi trasferiti al cessionario alla pari delle altre componenti oggettive dell’azienda. Pur intendendo l’avvalimento istituto di applicazione generale anziché circoscritto alla fase di gara, le esigenze di garanzia della stazione appaltante non risultano assolte né dal contenuto del contratto di affitto, né dalle dichiarazioni che dovrebbero costituire accordo di avvalimento, per omessa indicazione puntuale del fatturato, che escludono la natura vincolativa dell’impegno finanziario assunto dal subentrante.

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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 4 agosto 2017 n. 3909

La revoca dell’affidamento delle attività di supporto all’ufficio tributi per la gestione di alcuni tributi locali è qualificabile come appalto di servizi e non come concessione di servizi, mancandoufficio tributi il conferimento alla società affidataria di qualunque potestà pubblicistica relativa alla gestione dei tributi comunali oggetto del servizio, sul quale il Comune conservava ogni potere di controllo sulla regolarità del servizio e sull’attività del gestore. Né all’affidataria era riservata la spendita di poteri pubblicistici connessi all’esercizio della potestà impositiva o il trasferimento del rischio connesso all’operatività del servizio, ma il solo espletamento di attività strumentali all’esercizio da parte del Comune delle proprie funzioni pubblicistiche in materia. La revoca dell’affidamento di un appalto di servizi nel corso della gestione degli stessi, dopo, cioè, la stipulazione del contratto di appalto, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di atto con cui si è stabilito di imprimere un esito risolutorio alla vicenda contrattuale. Infatti, il riscontro di sopravvenuti motivi di inopportunità alla realizzazione del programma negoziale si riconduce all’esercizio del potere contrattuale di recesso previsto, oltrechè dalle norme comuni, dalla normativa sugli appalti pubblici (articoli 1373 e 1671 cod. civ.; articolo 134 del previgente ‘Codice dei contratti’), con scelta che si riverbera sul contratto configurandosi nell’esercizio di un potere contrattuale del committente di recedere da esso, a prescindere dal nomen iuris impiegato.

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Tribunale di Trieste, I Sezione Civile, sentenza 23 maggio 2017 n.357

In materia di appalto pubblico di lavori, le deficienze od errori del progetto esecutivo devono esser rilevate dalla società appaltatrice, con la diligenza media esigibile da parte di un imprenditore interessato a quel tipo di appalto, in sede di accesso ai luoghi di esecuzione dei lavori nella fase di procedura di gara o alla dprogetto esecutivoata di sottoscrizione del contratto. Ove le difformità ed errori del progetto esecutivo siano conoscibili già durante la procedura della gara d’appalto l’operatore aggiudicatario, nel determinare il prezzo da offrire in ribasso rispetto a quello base d’asta per aggiudicarsi il contratto d’appalto, deve ragionevolmente prevedere quanto quelli avrebbero inciso sulla tempistica di esecuzione dei lavori oggetto del contratto e sugli eventuali maggiori costi che avrebbe dovuto sostenere a causa della loro presenza. In conformità al principio di buona fede di cui agli artt. 1337, 1366 e 1375 del c.c. a cui deve ispirarsi il comportamento delle parti di un contratto tanto nella fase delle trattative che ne precede la conclusione, quanto in quella dell’interpretazione e dell’esecuzione, è onere della società appaltatrice segnalare quei vizi e quelle difformità non oltre la data di consegna dei lavori.

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Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 9 gennaio 2017 n.30

I principi eurounitari di tutela dell’affidamento e di non discriminazione impongono alle Amministrazioni appaltanti di definire e di rendere pubbliche, in anticipo e con chiarezza, le condizioni sostanziali e procedurali relative alla partecipazione ad un appalto, affinché gli offerenti possano conoscere esattamente i vincoli obbligatori derivanti dalla lex specialis ed essere assicurati del fatto che il rispetto dei medesimi si impone a tutti concorrenti. soccorso-istruttorioÈ perciò illegittima, siccome in violazione della normativa comunitaria e dell’obbligo di esercitare i poteri di soccorso istruttorio di cui all’art. 83 del d.lgs 50/2016, la decisione dell’Amministrazione appaltante di escludere, senza aver prima invitato a regolarizzarne l’offerta, l’impresa inadempiente rispetto ad obblighi procedurali, quali la mancata indicazione nella propria offerta economica degli oneri di sicurezza aziendale, non predeterminati negli atti di gara.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 23 novembre 2016, n. 4918.

Il provvedimento dell’amministrazione appaltante che prende atto dell’esclusione di una società da un’a.t.i. aggiudicataria di appalto, deliberata dal relativo organo assembleare, attiene ad una vicenda societaria che esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, venendo in rilievo posizioni di diritto soggettivo nei rapporti interni tra i partecipanti all’a.t.i alla quale è estraneo ogni eventuale accertamento circa la mancata verifica da parte della P.A. dei requisiti soggettivi ed oggettivi dei soggetti subentranti al contratto di appalto in base all’art. 37 e 116 del d.lgs. n. 163/2006. fusioni-societarieIl principio di immodificabilità soggettiva, lungi dall’essere il portato precettivo di un divieto assoluto, ai sensi del combinato disposto dell’art. 37, comma 9 e commi 18 e 19 del previgente Codice, persegue piuttosto lo scopo di consentire alla p.a. appaltante di verificare il possesso dei requisiti da parte dei soggetti che partecipano alla gara e, correlativamente, di precludere modificazioni soggettive, sopraggiunte ai controlli in grado di impedire le suddette verifiche preliminari. In aggiunta, sul piano sistematico, non va passato sotto silenzio che l’art. 106 d.lgs. n.50/2016 (Codice vigente), recependo l’art. 72 della direttiva 2014/24/Ue e l’art. 89 della direttiva 2014/25/Ue, prevede al comma 1, lett d, n. 2, la possibilità di modifica del contratto in corso qualora all’aggiudicatario iniziale succeda “per causa di morte o per contratto, anche a seguito di ristrutturazioni societarie, comprese rilevazioni, fusioni scissioni acquisizione o insolvenza , un altro operatore che soddisfi i criteri di selezione qualitativa stabiliti inizialmente, purché ciò non implichi altre modifiche sostanziali al contratto“.

Massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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