Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 ottobre 2015, n. 21713. Il legislatore regionale non può derogare alle norme del codice civile.

La potestà legislativa delle Regioni incontra il limite cosiddetto del diritto privato, fondato sull’esigenza, connessa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire l’uniformità sul territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti fra privati. Il limite dell’ordinamento civile, quindi, identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e ricomprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione. stato regioniTale limite comporta l’inderogabilità, da parte del legislatore regionale, delle norme dettate dal codice civile per regolare l’esercizio dell’autonomia negoziale privata ed il diritto delle obbligazioni, sia che si tratti di norme imperative, sia che si tratti di norme destinate a regolare direttamente i rapporti tra soggetti in assenza di diversa volontà negoziale delle parti.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 ottobre 2015, n. 21090. Nel contratto di spedalità la responsabilità della struttura ospedaliera per l’esito delle cure prestate al paziente è di natura contrattuale.

La responsabilità contrattuale di una struttura ospedaliera deriva dall’obbligo di erogare la propria prestazione con la massima diligenza e prudenza, oggetto di obbligazione contrattuale nel contratto c.d. di spedalità, e, oltre al rispetto delle normative di ogni rango in tema di dotazione e struttura delle organizzazioni di emergenza, vanno osservate in concreto, per il tramite degli operatori sanitari, condotte adeguate alle condizioni disperate del paziente ed in rapporto alle precarie o limitate disponibilità di mezzi o risorse, benché conformi alle dotazioni o alle istruzioni previste dalla normativa vigente, adottando di volta in volta le determinazioni più idonee a scongiurare l’impossibilità del salvataggio del leso. chirurgiaIl ritardo nella comunicazione dei decisivi dati degli esami di laboratorio e nell’effettivo avvio dell’intervento chirurgico, come pure le modalità di manipolazione di alcuni organi del paziente, sono correttamente individuate dalla corte del merito quali potenziali cause dell’esito letale; mentre anche un’eventuale conformità della non adeguata scorta di sangue alle previsioni normative applicabili non avrebbe esentato l’azienda ospedaliera dall’onere dell’adozione di ogni misura conseguente, quale l’immediata richiesta di altro sangue presso strutture che ne fossero invece dotate, o, per ipotesi, il trasferimento immediato del paziente ad altra struttura più attrezzata.

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Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 22.10.2015 n. 4817. Caso Icom Borgo Antico. Non è dovuto alcun risarcimento se dopo la sentenza di annullamento del diniego di costruire, il privato non eserciti tutti gli strumenti di tutela volti ad impedire il prodursi dei danni lamentati, per circa 20 milioni di euro, nel successivo giudizio risarcitorio.

In seguito ad  una sentenza  di annullamento dell’illegittimo diniego di costruire lesivo dell’interesse pretensivo del privato, non sussiste la responsabilità risarcitoria del Comune, ove il primo non abbia esperito gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento per ottenere il permesso di costruire, rivolgendosi a tal fine all’Amministrazione, sia con un atto di diffida, sia, soprattutto, se del caso, giudizialmente, cioè con la proposizione di un ricorso per l’ottemperanza, finalizzate ad evitare il prodursi delle conseguenze dannose dedotte nel giudizio risarcitorio.icom
Infatti, l’art. 30, comma 3, Codice del Processo Amministrativo esclude il risarcimento dei danni “che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti”, richiedendosi al privato una complessiva condotta lineare e non rimproverabile, improntata alla buona fede, tesa ad evitare il danno a quel bene della vita oggetto dell’interesse pretensivo, danno di cui si lamenta il verificarsi, ed a  prevenire l’evolversi degli eventi erroneamente addebitati all’amministrazione. (Antonello Sdanganelli, riproduzione della massima riservata).

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 ottobre 2015, n. 20928. Il Comune è responsabile dei danni procurati dagli addetti ai servizi sociali ai minori allontanati dalla famiglia sulla base di un’ ipotesi di molestie sessuali paterne, rivelatasi infondata.

In relazione al comportamento illecito degli addetti comunali ai servizi sociali, i quali – basandosi esclusivamente sulle dichiarazione di una maestra d’asilo, che aveva ritenuto di ravvisare il sospetto di molestie sessuali parte del padre sulla figlia minore avevano – ottenuto dal Sindaco un provvedimento di allontanamento della minore dalla casa familiare e di affidamento al Comune, poi revocato dal Tribunale dei Minori per insussistenza dei fatti ascritti al padre, il Comune risponde, ai sensi dell’art. 2049 cod. civ., sulla base di una fattispecie di responsabilità che gli è addebitabile oggettivamente, per effetto della condotta colposa dei suoi dipendenti, nell’esercizio delle loro specifiche incombenze.famigliaIl danno biologico da patologia psichica valutato equitativamente dal giudice di merito rappresenta un equilibrato e ragionevole compromesso fra l’esigenza di assicurare un ristoro effettivo della sofferenza cagionata ai bambini da un trauma affettivo che potrebbe segnare l’intera loro vita e la necessità di evitare che l’azione risarcitoria possa essere strumentalizzata allo scopo di trame un ingiustificato profitto.

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Corte di Conti, Sezione Giurisdizionale Campania, sentenza 23.9.2015 n.905. Della gestione imprudente di una locazione di edificio scolastico rispondono per danno erariale il dirigente provinciale e l’assessore.

La nullità del recesso – dichiarata in un giudizio civile – da un contratto di locazione di edificio scolastico operato dal Dirigente provinciale, è il segno di una condotta improntata a grave imperizia ed imprudenza nella gestione di un rapporto contrattuale e configura un illecito esercizio del potere amministrativo, rendendo altresì dannoso per l’erario il corrispondente esborso delle somme pagate per canoni e danni per mancata custodia accertati nella sentenza civile.scuola abbandonata Sussiste la responsabilità erariale dell’assessore competente per non aver assunto alcuna iniziativa conoscitiva e/o sollecitatoria in ordine alla gestione dell’edificio, in ordine al quale esso era a conoscenza dell’abbandono dello stesso da parte della popolazione scolastica e, poi, del grave stato di deterioramento in cui si era venuto a trovare, non venendo in rilievo l’esercizio di un generalizzato potere di indirizzo/controllo verso il dirigente, bensì un intervento specifico legittimato da fatti concreti di cui aveva avuto conoscenza, suscettibili tra l’altro di comportare grave impatto finanziario per l’amministrazione. Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. VI Civile , ordinanza 12 ottobre 2015, n. 20475. Il docente si libera della responsabilità del danno procuratosi dall’allievo durante l’orario scolastico se il gesto è inconsulto, imprevedibile o inevitabile.

In tema di responsabilità dei docenti obbligati alla sorveglianza degli alunni, sia che si invochi la presunzione di responsabilità posta dal secondo comma dell’art 2048 cod. civ., sia che si configuri la responsabilità come di natura contrattuale, la ripartizione dell’onere della prova non muta, poiché il regime probatorio desumibile dall’art 1218 cod. civ. impone che, mentre l’attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento dell’orario scolastico, sull’altra parte incombe l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile all’obbligato. classe agitataL’accertamento della responsabilità dell’istituto scolastico per i danni alla persona riportati da un allievo all’interno dell’istituto presuppone la prova del fatto, ovvero del verificarsi del fatto dannoso, e del nesso causale tra esso e il soggetto responsabile, ovvero che l’infortunio si sia verificato all’interno dell’edificio scolastico, durante l’orario scolastico, ovvero quando il minore era sotto la responsabilità dell’istituto e degli insegnanti. L’accertamento della precisa dinamica del fatto, ovvero del. luogo esatto in cui esso si è verificato e delle modalità dell’accaduto, può consentire all’istituto di fornire la prova liberatoria (ipotizzabile qualora il danno sia derivato da un gesto inconsulto dell’alunno o di altro alunno, non prevedibile né evitabile neppure a mezzo della presenza costante e attenta di un insegnante o del personale scolastico).

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