Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 28 settembre 2015, n. 39195. La pena detentiva inflitta per diffamazione a mezzo stampa è compatibile con la CEDU se la notizia pubblicata è falsa.

In relazione all’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – come interpretato dalla Corte EDU, e dunque quale norma interposta di rango costituzionale ex art. 117 della Carta fondamentale – l’inflizione della pena detentiva in ipotesi di condanna per il delitto di diffamazione a mezzo stampa commesso mediante pubblicazione non già di un giudizio (in ipotesi, denigratorio) nei confronti di una persona o di una condotta umana, bensì di una notizia pacificamente falsa. diffamazione carcereLa giurisprudenza interna di legittimità e di merito e quella della Corte di Strasburgo concordano nel ritenere che la libertà di opinione, nella dimensione del diritto di informazione, pur in presenza di ampia tutela costituzionale, non può travalicare lo scopo di informazione della collettività e tradursi in una divulgazione – indipendente dalla legalità – di notizie non vere o tendenzialmente rappresentate, limitando così i diritti della persona, costituenti patrimonio morale di ogni essere umano.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 24 settembre 2015, n. 18860. I danni da vendita di un prodotto assicurativo fantasma sono risarciti in solido dall’agente e, per responsabilità oggettiva, dalla compagnia.

Nel giudizio introdotto dal risparmiatore per fare accertare la sussistenza della responsabilità oggettiva, ex art. 2049 c.c., della compagnia di assicurazioni per il fatto illecito del suo agente che abbia venduto al cliente un prodotto assicurativo “fantasma” impossessandosi del denaro da questo versato per l’acquisto, il giudice di merito, accertata la responsabilità dell’agente, deve limitarsi a verificare che sussista un nesso di occasionalità necessaria tra l’attività dell’agente e l’illecito, nel senso che il comportamento illecito sia stato agevolato o reso possibile dalle incombente affidate all’agente, non essendo per contro a carico del danneggiato la prova del dolo o della colpa della società proponente, né tanto meno la prova di aver verificato facendo uso della ordinaria diligenza,agenti assicurazione la reale esistenza, e la riconducibilità alla società convenuta del prodotto venduto. La funzione della previsione di questa ipotesi di responsabilità oggettiva è quella di tutelare chi abbia rapporti con un soggetto che, in virtù del suo inserimento in una struttura, in questo caso una compagnia di assicurazioni, crea per ciò stesso un particolare affidamento nel cliente una volta che gli propone l’acquisto di prodotti del gruppo, affiancando alla responsabilità diretta dell’operatore disonesto quella della società che lo ha utilizzato mettendolo in condizione di provocare il danno al risparmiatore.

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Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 15 settembre 2015, n. 37097. Il rumore e il disturbo possono essere accertati dal Giudice penale con mezzi di prova dichiarativa.

Il superamento dei limiti differenziali del rumore (schiamazzi o rumori, pro­venienti dal rumore dei compressori di aria condizionata, nonché dal volume del­la musica assordante), quando ne derivi la concreta idoneità a disturbare un numero indeterminato di persone, rende l’attività che li produce comunque penalmente rilevante, registrandosi una diversità di vedute solo in ordine alla fattispecie applicabile (il primo o il secondo comma del medesimo art. 659, cod. pen.).discoteca La sussistenza del reato in questione può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, anche di fonte dichiarativa, non essendo coerente con il principio di atipicità della prova e del libero convin­cimento del Giudice penale il ricorso esclusivo ad accertamenti di natura tecnica.

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Corte di Giustizia EU, sentenza 10.9.2015, causa C‑473/14. La modifica o l’adozione di un nuovo di un piano urbanistico generale richiede la valutazione di impatto ambientale.

Gli articoli 2, lettera a), e 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, devono essere interpretati nel senso che l’adozione di un atto contenente un piano o un programma relativo alla pianificazione territoriale e alla destinazione dei suoli di cui alla direttiva 2001/42, VIAche modifica un piano o programma preesistente, non può essere dispensata dall’obbligo di procedere ad una valutazione ambientale ai sensi di detta direttiva sulla base del rilievo che tale atto mira a precisare e attuare un piano regolatore introdotto da un atto gerarchicamente superiore che parimenti non è stato oggetto di una siffatta valutazione ambientale.

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Corte dei Conti, Terza Sezione Centrale d’Appello, sentenza 28.8.2015, n.432. L’incarico di consulenza continuativa ad un avvocato esterno provoca danno erariale se l’Ente ha un ufficio legale.

Il ricorso dell’Azienda Sanitaria alla consulenza continuativa ed istituzionalizzata di un avvocato esterno priva dei requisiti di legge, sebbene l’ente disponesse di un apposito ufficio legale, è il segno della trascuratezza degli interessi finanziari dell’Ente ed è fonte di grave responsabilità erariale, a nulla rilevando la dedotta insindacabilità della scelta discrezionale operata intuitu personae.azienda sanitaria In assenza dei presupposti legittimanti l’incarico e sull’antigiuridicità del conferimento, la questione esula del tutto dalla problematica della discrezionalità amministrativa, perché si tratta di incarichi conferiti in contrasto con parametri di legge e non essendo, quindi, neppure in discussione la ragionevolezza o meno dei mezzi impiegati in relazione agli obiettivi perseguiti.

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Corte di Cassazione, sez. I Civile., sentenza 10 settembre 2015, n. 17910. L’esatto contenuto della decisione si ricava dall’integrazione del dispositivo con la motivazione. In Cassazione non è denunciabile il vizio di insufficiente motivazione.

Nell’ordinario giudizio di cognizione, l’esatto contenuto della pronuncia va individuato non alla stregua del solo dispositivo, bensì integrando questo con la motivazione nella parte in cui la medesima rivela l’effettiva volontà del giudice. Ne consegue che è da ritenere prevalente la parte del provvedimento che è da considerare come maggiormente attendibile e capace di fornire una giustificazione del dictum giudiziale.sentenza E’ denunciabile in cassazione solo il vizio della motivazione che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia consiste nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico“, nella “motivazione apparente“, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile“, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

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