Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 16 settembre 2016 n. 3898. E’illegittima la clausola del bando che richiede il possesso della capacità economica e tecnica per lo svolgimento del servizio di vigilanza, laddove il bando abbia per oggetto il servizio di vigilanza e quello di portierato.

Ove il bando di gara abbia ad oggetto due diversi servizi, attività di vigilanza – volta alla salvaguardia di beni affidati alle proprie cure è finalizzata, sebbene in via mediata, a contribuire alla preservazione dell’ordine e della sicurezza pubblica, fatto che, tra l’altro, giustifica la subordinazione dell’espletamento dell’attività al possesso di una autorizzazione governativa prefettizia ad hoc –  e servizio di portierato – diretto alla garanzia dell’ordinato utilizzo di un immobile da parte dei fruitori dello stesso,
simpson-vigilanza ed alla sorveglianza e protezione degli immobili e dei beni in essi presenti- ritenere che tutti i concorrenti dovessero detenere i requisiti comprovanti la propria capacità economica e tecnica per l’espletamento di uno solo – per quanto nettamente maggioritario in termini di incidenza economica sull’importo generale del contratto rispetto al secondo – dei due citati servizi, appare clausola eccessivamente restrittiva del principio – di matrice europea – di più ampia partecipazione alla gara. E’ violativa dell’art. 42 Codice Appalti (d.lgs.163/2006) e dell’ultimo periodo del comma 1 bis dell’art. 46 del medesimo Codice, con conseguente illegittimità anche del provvedimento di esclusione la norma del bando che richieda il rispetto di parametri tecnico-professionali attinenti a uno solo dei due servizi posti a bando anche a chi avesse dichiarato di assumere l’incarico di svolgere esclusivamente l’altro  (nella fattispecie, quello di portierato), non potendosi ritenere lo stesso legittimamente tenuto al rispetto dei parametri tecnico-professionali attinenti all’attività dalla stessa non esercitata.

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Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 8 settembre 2016 n. 3829. La riattivazione di una sede farmaceutica vacante non è lesiva della posizione soggettiva dei farmacisti limitrofi.

La modifica della pianta organica per effetto dell’istituzione di una nuova sede farmaceutica incide sulla zona di competenza delle farmacie preesistenti, recando un evidente pregiudizio ai relativi titolari di sede che, per effetto della nuova istituzione, si vedono ridotta la perimetrazione della propria zona. Ove, come nel caso di specie, non viene istituita una nuova sede farmaceutica, ma soltanto riassegnata una sede istituita da moltissimi anni, e da molto tempo rimasta vacante, la riattivazione della sede farmaceutica – pur comportando farmaciain via di fatto una perdita reddituale correlata allo sviamento di clientela per i titolari delle sedi limitrofe – non incide né sulla pianta organica, né sulla perimetrazione delle singole zone di competenza delle farmacie vicine, restando del tutto invariato il regime regolatorio. La riattivazione di una sede farmaceutica, vacante da anni, non lede la posizione giuridica dei titolari delle sedi limitrofe, in quanto detta posizione si configura come di mero fatto, non traendo origine dalla pianta organica diretta a perseguire la migliore e più capillare allocazione del servizio farmaceutico; la copertura della sede vacante, costituisce, infatti, lo strumento mediante il quale si ripristina – dopo tanto tempo – la corretta gestione del servizio farmaceutico a tutela degli utenti di una determinata zona che da anni erano sprovvisti del servizio farmaceutico. Nè lo sviamento di clientela può costituire un idoneo presupposto per fondare la legittimazione e l’interesse al ricorso di primo grado.

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