Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 23 novembre 2016, n. 4918.

Il provvedimento dell’amministrazione appaltante che prende atto dell’esclusione di una società da un’a.t.i. aggiudicataria di appalto, deliberata dal relativo organo assembleare, attiene ad una vicenda societaria che esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, venendo in rilievo posizioni di diritto soggettivo nei rapporti interni tra i partecipanti all’a.t.i alla quale è estraneo ogni eventuale accertamento circa la mancata verifica da parte della P.A. dei requisiti soggettivi ed oggettivi dei soggetti subentranti al contratto di appalto in base all’art. 37 e 116 del d.lgs. n. 163/2006. fusioni-societarieIl principio di immodificabilità soggettiva, lungi dall’essere il portato precettivo di un divieto assoluto, ai sensi del combinato disposto dell’art. 37, comma 9 e commi 18 e 19 del previgente Codice, persegue piuttosto lo scopo di consentire alla p.a. appaltante di verificare il possesso dei requisiti da parte dei soggetti che partecipano alla gara e, correlativamente, di precludere modificazioni soggettive, sopraggiunte ai controlli in grado di impedire le suddette verifiche preliminari. In aggiunta, sul piano sistematico, non va passato sotto silenzio che l’art. 106 d.lgs. n.50/2016 (Codice vigente), recependo l’art. 72 della direttiva 2014/24/Ue e l’art. 89 della direttiva 2014/25/Ue, prevede al comma 1, lett d, n. 2, la possibilità di modifica del contratto in corso qualora all’aggiudicatario iniziale succeda “per causa di morte o per contratto, anche a seguito di ristrutturazioni societarie, comprese rilevazioni, fusioni scissioni acquisizione o insolvenza , un altro operatore che soddisfi i criteri di selezione qualitativa stabiliti inizialmente, purché ciò non implichi altre modifiche sostanziali al contratto“.

Massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Corte Costituzionale, sentenza 22 novembre 2016 n.243. Il sindacato della Corte Costituzionale sulle elezioni regionali in Calabria

Nel silenzio dello Statuto regionale sull’estensione dei poteri del Consiglio regionale durante la fase di prorogatio, ai consigli regionali è riconosciuto l’esercizio di poteri attenuati, confacenti alla loro situazione di organi in scadenza limitati al solo esercizio delle attribuzioni relative ad atti necessari ed urgenti, dovuti o costituzionalmente indifferibili, dovendo ritenersi immanente all’istituto della prorogatio l’esistenza di tali limiti. elezioniOve a seguito dell’impugnazione governativa di talune disposizioni elettorali regionali il Consiglio Regionale in prorogatio adotti un provvedimento legislativo con l’obiettivo di adeguarsi ai rilievi formulati dal Presidente del Consiglio dei Ministri e di scongiurare il pericolo di invalidazione dell’imminente consultazione elettorale, la misura legislativa appare idonea a giustificare il carattere necessario ed indifferibile dell’intervento. E’ illegittima per violazione dell’art.123 Cost. in relazione alle norme dello statuto regionale, la normativa regionale elettorale adottata in regime di prorogatio al di fuori dei limiti di indifferibilità ed urgenza.

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 18 novembre 2016 n.4826.

É immune da vizi la decisione della Consob di stabilire autonomamente, se ed in quali termini promuovere separati procedimenti sanzionatori aventi ad oggetto ipotesi di indebita utilizzazione da parte di pluralità di titolari di partecipazioni azionarie di informazioni privilegiate suscettibili di favorire l’individuazione del momento più opportuno per disfarsi, cedendole sul mercato, dei titoli medesimi.consobÈ tuttavia irragionevole, e perciò illegittima, la motivazione del diniego di accesso alla documentazione amministrativa relativa ai procedimenti sanzionatori di eventuale interesse di soggetti terzi, che sia imperniata esclusivamente sul dato, unilateralmente costituito dall’Autorità, della formale diversità dei soggetti interessati dalle indagini. In tema di accesso agli atti per fini defensionali, la valutazione delle finalità di tipo difensivo non è estranea al giudizio di appropriatezza ex ante che deve essere svolto dall’autorità amministrativa la quale può attivare un’interlocuzione dialogica con i terzi cui i dati ed informazioni si riferiscono, commisurata alla esigenza sostanziale dell’istante di ottenerne l’ostensione.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 novembre 2016 n. 4746. Una proposta di vincolo paesaggistico non è idonea a dispiegare effetti inibitori su un progetto edilizio.

Una proposta di vincolo paesaggistico, risalente all’inizio degli anni ’90 non consolidatasi nell’apposizione di un provvedimento di vincolo definitivo, non è in grado di esplicare ancora gli originari effetti suoi propri e, dunque, di influire sulle sequenze procedimentali di settore che devono, in ultimo, esitare in un assenso ovvero in un diniego in ordine alla realizzabilità di un progetto edilizio. ambienteLa mancata conclusione del procedimento di trasformazione del vincolo da proposto a definitivo denota l’affievolimento e poi lo svanire, col passar del tempo, dell’interesse pubblico che aveva inizialmente giustificato la misura precauzionale (connessa alla proposta di vincolo) tesa ad assicurare particolare protezione a determinati beni o loro insiemi. L’art. 157 del d.lgs. n. 42/2004 stabilendo che “conservano efficacia a tutti gli effetti” una serie di atti (dichiarazioni, elenchi, provvedimenti) riferiti, per come indicati dalla legge, ad atti formali e definitivi, non contempla le semplici proposte che, come tali, non risultano salvaguardate dalla legge dal punto di vista della conservazione della loro efficacia.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, sentenza 14 novembre 2016 n.305. Direttore dei lavori e collaudatore rispondono di danno erariale nei confronti della amministrazione appaltante per l’esecuzione dell’incarico.

Il direttore dei lavori per la realizzazione di un’opera pubblica in considerazione dei compiti e delle funzioni che gli sono devoluti, comportanti l’esercizio di poteri autoritativi nei confronti dell’appaltatore e l’assunzione della veste di agente, deve ritenersi funzionalmente e temporaneamente inserito nell’apparato organizzativo della pubblica amministrazione che gli ha conferito l’incarico, quale organo tecnico e straordinario della stessa; con la conseguenza che, con riferimento alla responsabilità per danni cagionati nell’esecuzione dell’incarico stesso, è soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti. collaudoLa responsabilità per danni cagionati all’amministrazione appaltante dal direttore dei lavori ricade nella giurisdizione della stessa Corte dei conti anche se il medesimo abbia anche rivestito l’incarico di progettista (anche se solo il direttore dei lavori, e non anche il progettista, sia temporaneamente inserito nell’apparato organizzativo della pubblica amministrazione appaltante quale organo tecnico e straordinario della stessa), sorgendo in tal caso la responsabilità dal cumulo degli incarichi e da una complessiva attività professionale che non consente di scindere le giurisdizioni in presenza di un rapporto unitario. Ad analoga conclusione si perviene con riferimento alla posizione del collaudatore  che ha emesso un certificato di collaudo statico dell’immobile smentito dalle successive verifiche svolte sulla struttura, accertando pertanto indebitamente la regolare esecuzione di un’opera che presentava vizi e difformità tali da renderla inidonea alla sua naturale funzione.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale del Lazio, sentenza 8 novembre 2016 n.302. La mancata riscossione degli oneri concessori è fonte di responsabilità erariale per dirigente e funzionari dell’ufficio tecnico comunale.

Rispondono del danno erariale patito dal comune per mancata riscossione degli oneri concessori, escussione delle polizze fideiussorie ed applicazione delle sanzioni pecuniarie dirigente e funzionari comunali dell’ufficio tecnico addetti al servizio edilizio, per effetto di omissioni e violazioni dei propri obblighi di servizio, ciascuno in relazione alle mansioni svolte consistenti nella mancata richiesta di quanto dovuto dai costruttori beneficiari dei permessi a costruire.uffici-pubblici In particolare, il dirigente ha  mancato di esercitare qualsiasi funzione di controllo e propulsiva in ordine alla corretta gestione delle pratiche relative agli oneri concessori e, considerate le funzioni dirigenziali esercitate e i poteri ad esse connesse, alla sua condotta antidoverosa deve essere ricondotta una maggiore efficienza nella causazione del danno.

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