Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), Napoli, sentenza 17 novembre 2017 n. 5447

E’illegittimo l’ordine di bonifica dell’area rivolto indiscriminatamente al proprietario in ragione esclusiva della sua qualità non potendo discendere l’obbligo di bonifica in capo esso, senza accertare o dimostrare, attraverso una completa istruttoriadeposito rifiuti e un’esauriente motivazione, la materiale disponibilità del terreno interessato – indice di travisamento dei fatti – e la sussistenza dell’elemento psicologico che avrebbe dovuto sorreggere la condotta omissiva, in violazione del disposto dell’art. 192, comma 3, d.lgs. 152/2006.

motivazione di redazione ©

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Tribunale di Milano, Settima Sezione Civile, giudice Vasile, sentenza 4 settembre 2017 n. 8948

Il mutamento soggettivo dell’appaltatore esecutore dopo la stipulazione del contratto d’appalto a seguito di un affitto di azienda, regolata dall’art.116 d.lgs.163/2016, applicabile ratione temporis, pone in capo alla stazione appaltante l’obbligo di valutare in concreto la sussistenza in capo alla cessionaria (o affittuaria del ramo aziendale) dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione delle opere e servizi appaltati, il cui difetto determina la risoluzione dell’appalto.affitto azienda Allo scopo di  assicurare l’interesse pubblico all’esatto adempimento, l’esigenza è di evitare che le prestazioni oggetto del contratto siano eseguite da soggetti non scrutinati in sede di gara e che potrebbero non superare le verifiche circa i requisiti soggettivi e oggettivi.Ove il contratto di affitto di ramo d’azienda non abbia previsto né un trasferimento di qualifiche e requisiti (in particolare, quello economico-finanziario) da parte della concedente all’affittuaria, né che l’affittuaria si avvale di quelli dell’azienda cedente in forza di un contestuale accordo di avvalimento tra le parti avente ad oggetto il fatturato maturato negli anni precedenti, tali requisiti rimangono nella sfera esclusiva del cedente e non possono ritenersi trasferiti al cessionario alla pari delle altre componenti oggettive dell’azienda. Pur intendendo l’avvalimento istituto di applicazione generale anziché circoscritto alla fase di gara, le esigenze di garanzia della stazione appaltante non risultano assolte né dal contenuto del contratto di affitto, né dalle dichiarazioni che dovrebbero costituire accordo di avvalimento, per omessa indicazione puntuale del fatturato, che escludono la natura vincolativa dell’impegno finanziario assunto dal subentrante.

massima di redazione ©

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Tribunale Amministrativo Regionale Puglia, Sezione Terza, Bari, sentenza 27 luglio 2017 n. 869

Un accordo transattivo finalizzato a porre termine ad una complessa controversia avente ad oggetto la contestazione di una variante al piano di zona, ha natura sostitutiva dei relativi provvedimenti amministrativi con la conseguenza che sono riconducibili al genuspiano di zona degli accordi sostitutivi  di cui all’art. 11 legge n. 241/1990. Le controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi suddetti sono riservate alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo con estensione della cognizione del G.A. alle controversie avente ad oggetto sia la risoluzione della convenzione per inadempimento della P.A., sia la condanna di quest’ultima al risarcimento del danno. Qualora sia pattuito un termine essenziale ex art.1457, c.c., per l’adempimento degli obblighi derivanti dai menzionati atti transattivi, la risoluzione del contratto opera di diritto, prescindendo dall’indagine in ordine all’importanza dell’inadempimento, che è stata anticipatamente valutata dai contraenti, dovendo in tal caso il giudice limitarsi ad accertare la sussistenza e l’imputabilità dell’inadempimento.

massima della redazione

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Calabria, sentenza 12 aprile 2017 n.88

Non risponde di danno erariale per mancanza dell’elemento della colpa grave, il consigliere regionale capogruppo che, a fronte di rimborsi irregolari – accertati dalla sezione di controllo della Corte dei Conti – delle spese sostenute dal gruppo consiliare di appartenenza, pur non avendo adempiuto l’obbligo di restituzione previsto dalla legge statale (art.1, comma 12, d.l. 174/2012) abbia goduto di una legge regionale sopravvenuta in cui era prevista l’estinzione del proprio obbligo redibitorio mediante compensazione con il mancato utilizzo dei fondi previsti per i gruppi consiliari negli anni successivi. Consiglio reg calabriaDetta circostanza non consente di muovergli il rimprovero di aver gravemente trascurato il proprio dovere di restituzione e neanche di aver agito contra legem, in quanto la vigenza di una disposizione normativa che consente la compensazione nelle modalità innanzi evidenziate, al posto della restituzione da parte del responsabile del gruppo consiliare, ha di fatto legalizzato la condotta del convenuto. Nel contrasto fra una disposizione resa in sede di potestà legislativa regionale esclusiva rispetto a quella statale che regola analoga materia, prevale la prima atteso che le norme regionali hanno valore di legge ordinaria con un’efficacia limitata solo al territorio regionale e che, nelle materie non riservate dalla Costituzione alla potestà legislativa Statale o alla potestà concorrente ( art. 117), la legislazione spettante alle Regioni è di tipo primario, ossia non limitata dai principi fondamentali della legislazione statale ma solo dal rispetto della Costituzione, dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali. A cagione delle guarentigie costituzionali previste dall’art. 122 della Cost., nessun sindacato giurisdizionale è ammesso sui consiglieri regionali riguardo ai voti dati ed alle opinioni espresse nell’esercizio delle loro attribuzioni, in ordine alla condotta che ha spinto i consiglieri ad approvare la legge regionale da cui ha tratto vantaggio processuale il consigliere regionale convenuto

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 23 febbraio 2017 n. 856

In un territorio soggetto a dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 1 della l. n. 1497 del 1939  le valutazioni della competente Sopraintendenza avente a oggetto la posa di pannelli fotovoltaici sui manti di copertura di due fabbricati, – da esercitarsi in rapporto al principio fondamentale dell’art. 9 Cost – sono caratterizzate da un’ampia discrezionalità tecnico-valutativa, in quanto implicano l’applicazione di cognizioni tecnico – scientifiche specialistiche proprie di settori scientifici disciplinari, contraddistinte da margini di opinabilità. fotovoltaicoNe consegue che l’apprezzamento compiuto dall’Amministrazione preposta alla tutela è sindacabile, in sede giudiziale, esclusivamente sotto i profili della logicità, coerenza e completezza della valutazione, considerati anche per l’aspetto concernente la correttezza del criterio tecnico e del procedimento applicativo prescelto, senza invadere la sfera riservata alle valutazioni attinenti alla compatibilità paesaggistica, di spettanza esclusiva della Soprintendenza, né di sconfinare nell’ambito di apprezzamenti di compatibilità paesaggistica o di “merito amministrativo -paesistico”, riservati all’organo periferico del Mibact. E’ illegittimo il parere sfavorevole di compatibilità paesaggistica reso dalla Sopraintendenza ai sensi dell’art. 146, comma 5, del t. u. n. 42 del 2004, alla posa di pannelli fotovoltaici se essa, oltre che favorita dall’ordinamento per esigenze di risparmio energetico, non arreca “ex se” alcun degrado all’ambiente circostante ed in sede istruttoria non sia stato tenuto in considerazione che, sull’area, il vincolo ex l. n. 1497 del 1939 è di tipo generico, ricadente in una zona non particolarmente sensibile, né sia stata valutata la proposta progettuale di creare uniformità di colore tra i pannelli da posizionarsi e la falda del tetto interessata dal loro posizionamento, prevedendone l’intera copertura con pannelli opachi di colore rosso mattone sovrapposti a coppi di color mattone.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 ottobre 2015, n. 21713. Il legislatore regionale non può derogare alle norme del codice civile.

La potestà legislativa delle Regioni incontra il limite cosiddetto del diritto privato, fondato sull’esigenza, connessa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire l’uniformità sul territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti fra privati. Il limite dell’ordinamento civile, quindi, identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e ricomprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione. stato regioniTale limite comporta l’inderogabilità, da parte del legislatore regionale, delle norme dettate dal codice civile per regolare l’esercizio dell’autonomia negoziale privata ed il diritto delle obbligazioni, sia che si tratti di norme imperative, sia che si tratti di norme destinate a regolare direttamente i rapporti tra soggetti in assenza di diversa volontà negoziale delle parti.

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