Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio, sentenza n.228 del 22.4.2015. Un assessore comunale risponde di danno erariale se la sua condotta rivela la volontà di incidere sulla gestione di un appalto.

giunta assessoreIl rapporto fra giudizio contabile e penale è normativamente ispirato alla piena autonomia, attesa la diversa finalità dei rispettivi giudizi, ed anche la sentenza penale di assoluzione perché “il fatto non sussiste” non produce effetto preclusivo per il giudice contabile, potendo questi dare al fatto una qualificazione diversa da quella penalmente rilevante; peraltro, il giudice contabile può liberamente valutare, al fine del proprio convincimento, le prove raccolte in sede penale anche se la loro formazione non sia avvenuta in contraddittorio e/o al di fuori della fase dibattimentale. Se un assessore comunale non si limita a svolgere le proprie funzioni ”politiche” di assessore ma, abusando del suo ruolo, si comporta come dominus nell’esecuzione di un appalto aggiudicato da una ditta da esso considerata come un proprio strumento di collettore politico, tanto da imporre la propria volontà non solo nell’assunzione di dipendenti di sua conoscenza ma anche nella pretesa che fosse data precedenza a fornitori dallo stesso segnalati, risponde del danno erariale procurato all’ente comunale dalla sua condotta illecita.

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Corte dei Conti, Seconda Sezione Giurisdizionale d’Appello, sentenza 21.4.2015, n.199. Il presidente di commissione di concorso risarcisce il danno erariale per rettifica illegittima di graduatoria.

graduatoria concorsoOve un candidato subisca la retrocessione nella graduatoria di un concorso la cui graduatoria illegittimamente rettificata dal presidente della commissione di sua autonoma iniziativa, quest’ultimo è obbligato a risarcire il danno erariale patito dall’amministrazione, consistente nell’indennizzo conseguito in altra sede giudiziale dal candidato “per mancato arricchimento della professionalità”.

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Corte dei Conti, Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’appello, Sentenza n.279/2015/A del 21.4.2015. Il contratto di locazione inutile è fonte di responsabilità erariale.

edifici pubbliciRisponde del danno erariale procurato all’amministrazione, ricorrendo la colpa grave, il funzionario responsabile del procedimento di locazione di immobili che, stante la loro prolungata inutilizzazione, erano evidentemente non necessari, o, almeno, non da acquisirsi nell’immediato e con urgenza, acquisiti con lo scopo illecito di favorire la società locatrice. Ove emerga la sufficienza probatoria della responsabilità amministrativa del convenuto allo stato degli atti, non è necessario attendere l’esito del procedimento penale.

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Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 28 aprile 2015, n. 8590. Il tecnico non può pretendere dal chirurgo il ruolo in sala operatoria se, a causa di un suo inadempimento, è stato sanzionato disciplinarmente.

Il mancato affidamento di compiti in sala operatoria non va qualificato come sanzione disciplinare, ma il comportamento datoriale si giustifica sul rilievo che, a causa di una precedente inadempienza, registratasi durante un intervento operatorio per la quale il tecnico era stato sanzionato disciplinarmente, il chirurgo aveva declinato la sua sala operatoriacollaborazione in sala operatoria. In tal senso, ragioni organizzative e funzionali possono imporre una diversa distribuzione dei compiti anche in considerazione del comportamento del tecnico di sala che aveva determinato una non affidabilità da parte del primario chirurgo ad avvalersi della sua collaborazione.

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Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 21 aprile 2015, n. 8100. Ai nonni non è riconosciuto un autonomo diritto di visita dei nipoti figli di coniugi separati.

nonniL’art. 1, comma primo, della legge 8 febbraio 2006, n. 54, che ha novellato l’art. 155 cod. civ., nel prevedere il diritto dei minori, figli di coniugi separati, di conservare rapporti significativi con gli ascendenti (nonni ed i parenti di ciascun ramo genitoriale), non attribuisce ad essi un autonomo diritto di visita, ma affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nell’articolazione di provvedimenti da adottare in tema di affidamento, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto ad una crescita serena ed equilibrata del minore, preservandolo da conflitti interfamiliari la cui risoluzione non spetta certamente al minore e che possono arrecargli una condizione ansiogena e non corrispondente alle sue esigenze di serenità nella crescita.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 24 aprile 2015, n. 8394. La condanna per corruzione obbliga, in sede civile, a provare il danno all’immagine e al decoro dell’ente anche con presunzioni semplici.

La statuizione del giudice penale sull’an debeatur non costituisce prova sufficiente, nel giudizio civile, per dimostrare l’effettiva sussistenza di un danno risarcibile non patrimoniale, che non può mai essere ritenuta in re ipsa, ma va sempre debitamente allegata e provata da chi lo invoca, anche attraverso presunzioni semplici. Nell’ipotesi di condanna penale per corruzione commessa da rappresentanti di un ente pubblico, in sede civile va riconosciuto il danno in favore del Comune, non in quanto in re ipsa, corruzionema sulla base di presunzioni semplici, in ragione della capacità offensiva del reato di corruzione al decoro e al prestigio delle istituzioni; che in conseguenza di tali reati andava riconosciuto il danno all’immagine del Comune e che tale danno risultava dal rilievo giornalistico, trattandosi di fatti commessi in sede di organizzazione del Festival di Sanremo; che la vicenda de qua ha avuto un impatto negativo sulla popolazione, inducendo sfiducia sul corretto funzionamento dell’Amministrazione, tradottosi in una lesione dell’Amministrazione del Comune.

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