Tribunale di Palmi, ordinanza ex art. 700 c.p.c. del 18 dicembre 2017.

Accertato l’inadempimento da parte dell’appaltatore del corrispettivo dovuto al subappaltatore, il pagamento diretto invocato da quest’ultimo a carico della stazione appaltante previsto dall’art. 118, comma 3, D.Lgs. 163/2006, pur non comportando il sorgere di un obbligo,subappalto opera, in ossequio all’art. 13, comma 2, lett.a), L. 180/2011, ove l’esecutore del subappalto rientri fra le micro, piccole o medie imprese. La lettera di corrispondenza con cui il responsabile unico del procedimento e del servizio, competente a rappresentare l’ente all’esterno, riconosca e quantifichi la pretesa del subappaltatore al pagamento diretto ex art.118, comma 3, d.lgs.163/2006, assume valore impegnativo per la stazione appaltante che è condannata a soddisfare il credito azionato in via d’urgenza ai sensi dell’art.700, c.p.c.

massima di redazione

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Toscana, sentenza 16 novembre 2017 n.270

Il dirigente ed il funzionario comunali preposti al servizio competente rispondono del danno erariale arrecato all’ente per aver omesso la vigilanza sul rispetto del limite di spesa previsto dall’art.6, comma 8, d.l. 31 maggio 2010 n.78, per le spese di relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza. La spese politicaconfigurabilità della condotta gravemente colposa non va esclusa laddove, pur avendo segnalato il problema del superamento del limite di spesa, essi non hanno manifestato il proprio dissenso in ordine alle determinazioni di spesa e, avendo apposto il visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria, hanno disatteso la precedente segnalazione dei revisori dell’illecito sforamento dei limiti rigorosi delle risorse disponibili e dei vincoli complessivi della finanza pubblica previsti dalla normativa.

massima di redazione

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Campania, sentenza 31 marzo 2017 n.130

Sono responsabili di danno erariale nei confronti di un comune di piccole dimensioni il Sindaco, l’Assessore ed il responsabile del ramo competente per le minori entrate che l’ente avrebbe potuto conseguire dalla corretta locazione dei propri cespiti immobiliari a prezzi di mercato, riconducibile ad una confusione amministrativa radicata nel tempo ed alla mancata periodica revisione delle condizioni patrimoniali degli occupanti, talora neppure più coincidenti con gli originari conduttori. case popolariUn tale generalizzato stato di incuria, tranquillamente sussumibile nel concetto di mala gestio del patrimonio immobiliare, costituisce senza dubbio una grave violazione degli obblighi di servizio incombenti sugli organi comunali, atteso che la valorizzazione dei cespiti comunali è imposta da una risalente legislazione statale e regionale. Le gravi violazioni vanno ascritte in primo luogo alla responsabilità del Sindaco, atteso che secondo una condivisa giurisprudenza contabile la posizione di vertice rivestita dal sindaco, specie in un piccolo centro, impone un obbligo generale di conoscenza sulle questioni più rilevanti con conseguente responsabilità del medesimo per aver assunto un comportamento persistentemente inerte. In secondo luogo, di tali violazioni vanno considerati parimenti responsabili, per evidenti ragioni, l’assessore al bilancio e al patrimonio ed il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, atteso che l’adozione delle necessarie misure omesse da parte dell’ente per ovviare allo stato di incuria accertato rientrava più direttamente nel rispettivo ambito di competenze. La gravità della colpa agli stessi attribuibile appare tanto maggiore se si considerano le numerose sollecitazioni che alcuni consiglieri comunali avevano rivolto all’Amministrazione nel corso del tempo affinché si prestasse rimedio al sopra descritto degrado

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 7 novembre 2016 n.4647. Al proprietario di un’area inquinata, non responsabile dell’inquinamento, non puo essere ordinata l’attività di rimozione, prevenzione e messa in sicurezza di emergenza.

La direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, deve essere interpretata nel senso che non osta a una normativa nazionale la quale, nell’ipotesi in cui sia impossibile individuare il responsabile della contaminazione di un sito o ottenere da quest’ultimo le misure di riparazione, non consente all’autorità competente di imporre l’esecuzione delle misure di prevenzione e di riparazione al proprietario di tale sito, non responsabile della contaminazione, il quale è tenuto soltanto al rimborso delle spese relative agli interventi effettuati dall’autorità competente nel limite del valore di mercato del sito, determinato dopo l’esecuzione di tali interventi.bonifica-sito-inquinato Alla luce dei principi desumibili dal diritto europeo di matrice unionale, e dell’impianto del Codice dell’ambiente va esclusa l’imposizione, a carico del proprietario estraneo all’inquinamento del sito, di misure di prevenzione o di riparazione, fatta eccezione per quelle che il soggetto intraprenda spontaneamente ai sensi dell’art. 245 del Codice dell’Ambiente. Non può ipotizzarsi il coinvolgimento coatto del proprietario di un’area inquinata, non responsabile dell’inquinamento, nelle attività di rimozione, prevenzione e messa in sicurezza di emergenza. Al più tale soggetto, in qualità di proprietario dell’area, potrà essere chiamato, nel caso, a rispondere sul piano patrimoniale e a tale titolo potrà essere tenuto al rimborso delle spese relative agli interventi effettuati dall’autorità competente nel limite del valore di mercato del sito determinato dopo l’esecuzione di tali interventi, secondo quanto desumibile dal contenuto dell’art. 253 del Codice dell’ambiente.

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