Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, sentenza 26 marzo 2018 n.72

L’annullamento da parte del giudice del lavoro, con sentenza priva di effetti reintegratori passata in giudicato, del licenziamento per giusta causa del direttore generale di un’azienda pubblica per mancanza di contestazione degli addebiti ex art. 7 della legge n. 300/70, relativi alla condotta disciplinarmente rilevante anche alla fattispecie del licenziamento per giusta causa del personale inquadrato nella categoria contrattuale dirigenziale, licenziatoè fonte di responsabilità amministrativa dei componenti del consiglio di amministrazione dell’ente che ha adottato il censurato recesso. Se il comportamento gestorio del Consiglio di amministrazione  fosse stato rispettoso della rituale instaurazione della procedura disciplinare nei confronti del direttore generale licenziato, la plausibile fondatezza del recesso datoriale intimato per giusta causa, a fronte della condotta disciplinarmente rilevante, avrebbe scongiurato un oneroso esborso per l’erario a titolo risarcitorio e di spese di giudizio. Sussiste il presupposto per l’esercizio del potere riduttivo del danno erariale a fronte di un comportamento comunque maldestro, imperito e negligente, sì da compromettere anche il conseguimento delle finalità perseguite, e, nondimeno, effettivamente ispirato dall’intento, che costituisce motivo di particolare valore morale e sociale (cfr. art. 62 n.1 c.p.), di perseguire l’effettivo o presunto interesse dell’Azienda attraverso l’allontanamento dal servizio di un dipendente cui, a torto o a ragione, si riteneva di addebitare, in tutto o in parte, una condotta contraria all’interesse dell’Azienda medesima.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 21 marzo 2018 n. 1827

Ai sensi dell’art. 8-ter del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato con l’art. 8 del D.lgs. n. 229/99, l’autorizzazione alla realizzazione di strutture e quella all’esercizio di attività sanitarie sono provvedimenti diversi e autonomi – logicamente e cronologicamente –  rispetto all’accreditamento istituzionale, pur costituendo il necessario presupposto di quest’ultimo, qualora la struttura voglia accedervi e sia in possesso di ulteriori requisiti di qualificazione. sanità privataL’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria concerne l’erogazione di prestazioni a totale carico dell’utente privato e non comporta oneri finanziari per il bilancio regionale, essendo rilasciata sulla base di presupposti minori (requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi) rispetto a quelli richiesti per l’accreditamento, i quali ultimi attengono alla complessità organizzativa e funzionale della struttura, alla competenza e alla esperienza del personale richieste, alle dotazioni tecnologiche necessarie e in relazione all’attuazione degli obiettivi prioritari definiti dalla programmazione nazionale e regionale. L’accreditamento, comportando la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga per la prestazione del servizio delle strutture private, con oneri a carico del bilancio pubblico, richiede la presenza di ulteriori requisiti di qualificazione, strutturali, tecnologici e organizzativi, definiti dalle Regioni con l’individuazione di specifici standard di qualità, nonché l’accertamento della funzionalità delle strutture rispetto agli indirizzi di programmazione regionale e la verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti, e dà titolo alla stipula di contratti con le ASL.L’istanza di accreditamento, pur in presenza dell’autorizzazione rilasciata tempestivamente dal Comune sulla scorta di parere favorevole di compatibilità regionale, non avrebbe potuto essere presentata ed esaminata prima dell’imminente accorpamento di due aziende sanitarie, poiché il mutamento soggettivo degli enti rende necessaria ulteriore e diversa valutazione di compatibilità con la programmazione regionale sanitaria, atteso che l’accreditamento determina la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga delle prestazioni rese dal centro diagnostico privato, con oneri a carico del bilancio pubblico.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Torino, Sezione Quarta Civile, sentenza 15 marzo 2018 n. 1308

In seguito a sentenza di patteggiamento resa ai sensi dell’art. 444 c.p.p., gli agenti di Polizia Municipale imputati di peculato, corruzione, ricettazione e intercettazione di comunicazioni telefoniche per l’illecito utilizzo da parte di privati di strumentazione in uso e nella disponibilità di pubblici ufficiali per destinazioni e fini diversi da quelli istituzionali al fine di accedere e avere conoscenza di comunicazioni e conversazioni riservate destinate a pubblici ufficiali per lo svolgimento e l’adempimento delle loro funzioni, rispondono, vigili urbani2dinanzi al giudice ordinario, del danno all’immagine sofferto dal Comune, avendo l’attività illecita inciso sulla credibilità e il prestigio dell’ente, con indubbia sfiducia nei confronti della gestione della cosa pubblica. La lesione del diritto personale all’immagine configurabile in capo all’amministrazione per la percezione che i consociati hanno delle modalità di azione conforme ai canoni del buon andamento e dell’imparzialità, comporta la tutela risarcitoria per la relazione tendenzialmente esistente tra le regole interne, improntate al rispetto dei predetti canoni, e la proiezione esterna di esse. Va altresì riconosciuto il risarcimento per danno funzionale da disservizio integrato dal dispendio di risorse comunali, anche in relazione alla mole di lavoro interno sopportato per svolgere le attività richieste dall’autorità giudiziaria, al fine di fornire un quadro completo dell’uso delle apparecchiature in oggetto in relazione alle condotte illecite contestate. Sotto altro aspetto, gli agenti rispondono per il danno patrimoniale procurato al Comune costituito dalla perdita per l’utilizzo da parte di terzi degli apparecchi in dotazione ai pubblici ufficiali e corrispondente alle utilità economiche da essi godute quale ingiusto corrispettivo del noleggio a terzi della strumentazione di servizio.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Catania, Sezione Lavoro, sentenza 7 febbraio 2018 n. 499

In materia di riconoscimento delle differenze retributive derivanti dall’espletamento di funzioni dirigenziali di fatto, non spettano al dipendente comunale le indennità di posizione nella parte variabile e di risultato, trattandosi di emolumenti indefettibilmente legati al raggiungimento di obiettivi e valutazioni del risultato demandati alla mansioni superioridiscrezionalità datoriale. In tal senso, non possono utilizzarsi parametri normativi o costituzionali di riferimento quantitativo e la relativa quantificazione (o il suo accrescimento nel tempo) non può che restare riservata alla discrezionalità datoriale o al più alla fonte contrattuale, senza possibilità di alcun intervento di determinazione giudiziale. Detta discrezionalità è giustificata dalla ratio del trattamento economico accessorio, finalizzato non già alla corresponsione generalizzata ed indifferenziata di indennità incentivanti o premiali al personale, bensì alla valorizzazione tanto di posizioni di concreta responsabilità (con relativa graduazione anch’essa spettante alla discrezionalità amministrativa) quanto dei risultati effettivamente conseguiti a livello collettivo o individuale.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Sardegna, sentenza 15 dicembre 2017 n. 160

Il pubblico dipendente nei cui confronti è stata applicata la pena per patteggiamento in ordine ai reati di associazione a delinquere e di turbata libertà degli incanti, risponde del danno all’immagine procurato alla amministrazione di appartenenza, in quanto, in disparte la indubbia risonanza sociale del reato commesso come appalti truccaticomprovato dai vari articoli di stampa versati in atti, dal comportamento delittuoso da esso serbato è derivato un vulnus al prestigio delle amministrazioni coinvolte, anche in ragione del ruolo di particolare rilievo (responsabile dell’ufficio tecnico), specie in piccole comunità. Il modo di condurre le gare, incidente, negativamente e in maniera profonda, sulla stessa organizzazione amministrativa, evidenzia la sussistenza di tutti i negativi risvolti di natura sociale, originati da un operare in cui l’interesse personale sopravanza, di gran lunga, i doveri di lealtà e correttezza imposti a ciascun pubblico dipendente. Tali risvolti sono legati alla negativa impressione suscitata nell’opinione pubblica locale, ed anche all’interno della stessa Amministrazione, mentre l’eventuale clamor fori,e la diffusione ed amplificazione del fatto operata dai mass-media, non integrano la lesione del bene tutelato, ma ne indicano semplicemente la dimensione, diventando, per tale aspetto, uno dei parametri utilizzabili per una quantificazione del danno commisurato nel doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente, in applicazione della disposizione prevista dal comma 1-sexies dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come introdotto dalla legge n. 190/2012.

massima di redazione ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Venezia, Sezione Lavoro, sentenza 26 luglio 2016 n. 493

Non è meritevole di tutela la pretesa del dipendente appartenente al Corpo di Polizia Municipale, di essere esentato dalla dotazione dell’arma poiché l’esercizio dei servizi esterni di vigilanza, protezione della casa comunale, vigilanza e protezione all’armeria del Corpo, notturni e di pronto intervento, connaturati alla qualità di agente di pubblica sicurezza, vigili urbanideve essere svolto da personale armato. Il regolamento comunale può estendere l’assegnazione a tutto il personale appartenente al Corpo di Polizia Municipale della dotazione di un’arma in via continuativa, disponendo che tutti i servizi effettuati dal personale della Polizia Municipale siano svolti da personale armato, ad eccezione degli appartenenti alla categoria di obiettore ai sensi della l. n. 772/1972.

massima di redazione

testo integrale  Continua a leggere