Tribunale Amministrativo Regionale Piemonte, Sezione Prima, sentenza 9 giugno 2017 n.717

E’ giustificata da un pericolo concreto per l’incolumità pubblica l’ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco che obbliga il responsabile dell’inquinamento di un’area di sua proprietà per omessa vigilanza ediscarica custodia colpevole, di predisporre un piano di monitoraggio del metano e gas interstiziali nocivi prodotti da rifiuti idonei a contaminare aria e falda acquifera in quantità non necessariamente preventivabili, ma tali da determinare in modo repentino danni gravissimi se non la morte delle persone, e di procedere alla bonifica ambientale ai sensi dell’art. 244 D. L.vo 152/2006. La responsabilità per l’inquinamento da metalli pesanti nel suolo e nelle acque non dipende dalla mera titolarità dell’area adibita a discarica abusiva negli anni in cui essa è stata oggetto di conferimento di rifiuti, sibbene dal fatto che, nella migliore delle ipotesi, colpevolmente è stata omessa una attività di vigilanza e custodia del sito, e con ciò facendo ha concretamente agevolato la condotta di coloro che, per circa 15 anni, hanno depositato nella ex-cava un ingentissimo volume di rifiuti. Gli obblighi di bonifica ambientale non richiedono che sia ravvisabile in capo al responsabile dell’inquinamento un coefficiente soggettivo di colpevolezza, che è invece richiesto dall’art. 192 del D.L.vo 152/2006 al fine di ordinare al proprietario del sito interessato dall’abbandono incontrollato di rifiuti la rimozione degli stessi. La differenza sussistente tra tale situazione e quella divisata dagli articoli 242 e 244 del D. L.vo 152/2006 è che in questo secondo caso si è in presenza di una contaminazione ambientale (con o senza presenza di rifiuti da asportare), la quale giustifica l’inasprimento della responsabilità, che scatta in presenza del mero riscontro di una condotta attiva od omissiva causativa del danno ambientale, a prescindere dal riscontro di un coefficiente di colpevolezza. Venendo in considerazione la tutela dell’ambiente nonché la tutela della salute umana, in applicazione del principio di precauzione non si può pensare di bloccare l’inizio di una bonifica solo perché non è ancora chiaro quali opere sia necessario eseguire per dare corso ad una bonifica. E’ sufficiente che si proceda nei confronti dei responsabili già identificati, e che questi siano obbligati a fare tutto quanto in concreto ritenuto necessario dagli organi tecnici per bonificare un sito.

massima della redazione ©

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Tribunale Amministrativo Regionale Veneto, sentenza 3 maggio 2017 n. 434

E’ legittima l’ordinanza adottata dal Sindaco, ex art 50, comma 7, del D.lgs. n. 267/2000, che, allo scopo di prevenire, contrastare e ridurre il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, dispone la limitazione degli orari di apertura delle sale da gioco o scommessa e degli altri esercizi in cui sono installate apparecchiature per il gioco per tutelare la salute pubblica e il benessere socio-economico dei cittadini. gioco azzardoNon occorrono indagini istruttorie per la verifica dell’incidenza del fenomeno della ludopatia sul territorio comunale in quanto esso costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale. La disciplina limitativa degli orari di apertura dei pubblici esercizi in cui si svolgono attività di gioco o scommessa – che consente un’apertura giornaliera pari a quattordici ore giornaliere consecutive (h 8- 22) –rispetto agli obiettivi perseguiti (prevenzione, contrasto e riduzione del gioco d’azzardo patologico), appare proporzionata realizzando essa un ragionevole contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire e contrastare fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, causativo di conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, che a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Campania, sentenza 31 marzo 2017 n.130

Sono responsabili di danno erariale nei confronti di un comune di piccole dimensioni il Sindaco, l’Assessore ed il responsabile del ramo competente per le minori entrate che l’ente avrebbe potuto conseguire dalla corretta locazione dei propri cespiti immobiliari a prezzi di mercato, riconducibile ad una confusione amministrativa radicata nel tempo ed alla mancata periodica revisione delle condizioni patrimoniali degli occupanti, talora neppure più coincidenti con gli originari conduttori. case popolariUn tale generalizzato stato di incuria, tranquillamente sussumibile nel concetto di mala gestio del patrimonio immobiliare, costituisce senza dubbio una grave violazione degli obblighi di servizio incombenti sugli organi comunali, atteso che la valorizzazione dei cespiti comunali è imposta da una risalente legislazione statale e regionale. Le gravi violazioni vanno ascritte in primo luogo alla responsabilità del Sindaco, atteso che secondo una condivisa giurisprudenza contabile la posizione di vertice rivestita dal sindaco, specie in un piccolo centro, impone un obbligo generale di conoscenza sulle questioni più rilevanti con conseguente responsabilità del medesimo per aver assunto un comportamento persistentemente inerte. In secondo luogo, di tali violazioni vanno considerati parimenti responsabili, per evidenti ragioni, l’assessore al bilancio e al patrimonio ed il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, atteso che l’adozione delle necessarie misure omesse da parte dell’ente per ovviare allo stato di incuria accertato rientrava più direttamente nel rispettivo ambito di competenze. La gravità della colpa agli stessi attribuibile appare tanto maggiore se si considerano le numerose sollecitazioni che alcuni consiglieri comunali avevano rivolto all’Amministrazione nel corso del tempo affinché si prestasse rimedio al sopra descritto degrado

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 24 febbraio 2017 n. 873

Nell’ipotesi delle cd. “zone bianche” rimaste prive di una destinazione urbanistica specifica, la necessità della preventiva approvazione dello strumento urbanistico attuativo discende dalla stessa natura di alcuni interventi edilizi che, proprio per effetto della complessità e della incidenza urbanistica degli edifici, necessitano intrinsecamente di quel raccordo con l’intera strumentazione urbanistica che può essere assicurato solo dalla pianificazione attuativa. piano urbanisticoE’ immune da vizi l’annullamento di un permesso di costruire per un intervento in zona bianca – non ancora avviato – di consistente ampiezza , fondato su una sopravvenuta deliberazione di indirizzo del consiglio comunale che, con riferimento specifico all’intervento in questione al fine di prevedere i confini e la portata della modifica da effettuare sul territorio comunale, aveva ribadito la necessità della previa approvazione del piano urbanistico attuativo ed aveva impegnato il Sindaco e la Giunta a porre in essere ogni iniziativa nei confronti degli Uffici comunali necessaria per la piena attuazione del principio.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Seziona Giurisdizionale del Lazio, sentenza 1 agosto 2016 n. 228. Sindaco, Commissario Prefettizio, dirigente e funzionari rispondono del danno erariale per la mancata riscossione dei canoni di locazione di alloggi comunali.

Se in seguito all’assegnazione di alloggi di proprietà comunale destinati in locazione a inquilini sfrattati l’Amministrazione comunale non ha mai stipulato nessun contratto di locazione, né preteso il pagamento dei canoni di locazione arretrati, né applicato la sanatoria prevista da una legge regionale per la regolarizzazione delle occupazioni dei predetti alloggi, emerge un ingente danno per l’erario pubblico per: omessa stipula dei contratti di locazione ed omessa riscossione dei relativi canoni di locazione; omessa riscossione delle indennità di occupazione. giunta assessoreIn tal caso, la responsabilità erariale grava sul Sindaco, Commissario Prefettizio e funzionari cui va imputata una condotta omissiva, a titolo gravemente colposo, derivante dalla mancata esecuzione di una deliberazione della Giunta Comunale, integrando la piena infedeltà ed indegnità a ricoprire un pubblico ufficio. Risponde della sua condotta dolosa il convenuto che abbia consapevolmente ritardato ogni attività propedeutica alla riscossione dei canoni dovuti dagli occupanti degli alloggi in questione, con manifesto disprezzo per l’integrità delle casse comunali.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 ottobre 2015, n. 20928. Il Comune è responsabile dei danni procurati dagli addetti ai servizi sociali ai minori allontanati dalla famiglia sulla base di un’ ipotesi di molestie sessuali paterne, rivelatasi infondata.

In relazione al comportamento illecito degli addetti comunali ai servizi sociali, i quali – basandosi esclusivamente sulle dichiarazione di una maestra d’asilo, che aveva ritenuto di ravvisare il sospetto di molestie sessuali parte del padre sulla figlia minore avevano – ottenuto dal Sindaco un provvedimento di allontanamento della minore dalla casa familiare e di affidamento al Comune, poi revocato dal Tribunale dei Minori per insussistenza dei fatti ascritti al padre, il Comune risponde, ai sensi dell’art. 2049 cod. civ., sulla base di una fattispecie di responsabilità che gli è addebitabile oggettivamente, per effetto della condotta colposa dei suoi dipendenti, nell’esercizio delle loro specifiche incombenze.famigliaIl danno biologico da patologia psichica valutato equitativamente dal giudice di merito rappresenta un equilibrato e ragionevole compromesso fra l’esigenza di assicurare un ristoro effettivo della sofferenza cagionata ai bambini da un trauma affettivo che potrebbe segnare l’intera loro vita e la necessità di evitare che l’azione risarcitoria possa essere strumentalizzata allo scopo di trame un ingiustificato profitto.

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