Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, Palermo, sentenza 11 settembre 2017 n. 2144

Ove l’amministrazione regionale sia tenuta, con cadenza annuale, alla puntuale verifica del mantenimento dei requisiti previsti in capo agli iscritti in un Albo regionale degli enti autorizzati a svolgere un servizio di natura socio-sanitaria, la cancellazione dall’Albo di un’associazione è inficiata dal vizio di carenza di motivazione, essendo palesemente insufficiente il richiamo ad un provvedimento di sospensione cautelare servizi socialidi oltre due anni prima, determinato da una misura cautelare a carico del suo legale rappresentante. La misura era, infatti, immediatamente venuta meno, e, in sede procedimentale, era emerso che l’associazione interessata aveva anche provveduto a rinnovare le cariche sociali. Era, dunque, onere a carico della Regione, in ragione del considerevole lasso di tempo trascorso, scongiurare un mero effetto di trascinamento del provvedimento di sospensione (che, in quanto cautelare, doveva verosimilmente essere venuto meno) e verificare d’ufficio con l’ASP (non avendo instaurato il contradditorio con la parte, come sopra evidenziato) la effettiva permanenza dei requisiti in capo all’ente.

massima di redazione

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 giugno 2016 n. 2652. L’imposizione di un vincolo culturale su un bene richiede la chiara individuazione di esso e non si estende ai beni pertinenziali.

L’imposizione di un vincolo culturale su un immobile da parte della Sopraintendenza per i beni architettonici richiede che la volontà della pubblica amministrazione, in considerazione della limitazione apportata alla proprietà privata, debba essere chiaramente esternata.vincoli beni storici Nell’interpretazione degli atti amministrativi assume valenza prioritaria il criterio letterale da cui si ricava la portata del vincolo che deve puntualmente individuare il bene ad esso assoggettato. Gli altri elementi esterni all’atto possono costituire un valido ausilio ermeneutico soltanto nel caso in cui sussistano dubbi in ordine al contenuto dell’atto stesso che, in mancanza, non sono idonei a dimostrare la valenza estensiva del vincolo ad altri beni pertinenziali.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 25 maggio 2016 n. 2221. Le scelte di pianificazione urbanistica richiedono una motivazione specifica nel caso di variante su area specifica.

L’urbanistica ed il correlativo esercizio del potere di pianificazione non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, così offrendone una visione minimale limitata solo alla disciplina coordinata della edificazione dei suoli, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo. urbanisticaPer mezzo della disciplina dell’utilizzo delle aree, si realizzano anche finalità economico – sociali della comunità locale (non in contrasto ma anzi in armonico rapporto con analoghi interessi di altre comunità territoriali, regionali e dello Stato), nel quadro di rispetto e positiva attuazione di valori costituzionalmente tutelati. L’onere di motivazione gravante sull’amministrazione in sede di adozione di uno strumento urbanistico, salvo i casi in cui esse incidano su zone territorialmente circoscritte ledendo legittime aspettative, è di carattere generale e risulta soddisfatto con l’indicazione dei profili generali e dei criteri che sorreggono le scelte effettuate, senza necessità di una motivazione puntuale e mirata. Le scelte urbanistiche, dunque, richiedono una motivazione più puntuale qualora incidano su aree specifiche, ledendo legittime aspettative; così come mentre richiede una motivazione specifica una variante che interessi aree determinate del PRG., per le quali quest’ultimo prevedeva diversa destinazione (a maggior ragione in presenza di legittime aspettative dei privati). Non altrettanto può dirsi allorchè la destinazione di un’area muta per effetto della adozione di un nuovo strumento urbanistico generale, che provveda ad una nuova e complessiva definizione del territorio comunale che involge il complessivo disegno di governo del territorio da parte dell’ente locale.

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Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici: il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa costituisce la regola; quello del prezzo più basso previsto per i lavori fino a 1.000.000 di euro non è libero ma è soggetto a puntuale motivazione.

Antonello Sdanganelli

Brevi riflessioni sui criteri di aggiudicazione dell’appalto nel nuovo Codice dei Contratti.

All’indomani dell’entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici approvato con decreto legislativo 19 aprile 2016, n.50, non poche sorprese ha suscitato il testo dell’art.95 (Criteri di aggiudicazione dell’appalto), iofferta economic vantaggiosal cui contenuto, mantenendo un varco aperto al criterio del prezzo più basso, sembra tradire talune intenzioni di irremovibile rinnovamento espresse lungo il suo procedimento di formazione.

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